MARTE, PRIMA E DOPO

Secondo la mitologia Marte veniva venerato dai greci con il nome di Ares e nella religione greca era il figlio di Zeus ed Era identificato tra i dodici dei dell’Olimpo come il dio della guerra (Fig.1) Oggi sappiamo che Marte è l’ultimo dei pianeti interni del nostro Sistema Solare (Fig.2) che possiede due satelliti naturali di piccole dimensioni: Fobos, Paura e Deimos, Terrore (Fig.3) ed è l’unico pianeta roccioso del sistema solare interno a possedere un sistema di satelliti. Ma Marte, che oggi ben conosciamo, circa 4 miliardi di anni fa, non era un pianeta deserto privo di vita, ma era un pianeta ricco di oceani, laghi, fiumi rigogliosi. I dati e le immagini, frutto delle tante missioni su questo pianeta, testimoniano che il volto di Marte, un tempo, era totalmente diverso (Fig.4) dove probabilmente si sarebbe potuto sviluppare la vita. Quindi tantissima acqua, contenuta in laghi, fiumi, oceani, addirittura più di quella contenuta nell’oceano Artico; così come dimostrano le prove visive di Marte che evidenziano enormi canyon dove una volta scorreva una lunga rete fluviale fino al loro delta, ma anche crateri ricolmi di acqua salata come il cratere Gale, ed un enorme oceano esteso oltre il 20% del pianeta. A tal riguardo va precisato che l’oceano Atlantico ricopre circa il 17% della superficie terrestre. Insomma tanta acqua con una profondità media di circa 130 metri. Un enorme oceano localizzato nell’emisfero nord del pianeta con una profondità media di circa 1,6 km. Ci domandiamo: ma dove è finita tutta questa acqua? Una parte è ancora presente su Marte, congelata nel ghiaccio delle calotte polari; un’altra parte è rimasta intrappolata nelle rocce vulcaniche, residuo delle antiche eruzioni che squassavano il suolo marziano. Ma la stragrande maggioranza dell’acqua marziana è scomparsa, dispersa nello spazio. Occorre dire che Marte non ha un campo magnetico, per cui le radiazioni solari possono colpire l’atmosfera in maniera del tutto indisturbate. Pertanto quando il vento solare colpisce la sottilissima atmosfera marziana, trasmette una enorme energia agli atomi e alle molecole atmosferiche, dando loro una velocità tale per sfuggire alla gravità marziana, un terzo rispetto a quella terrestre. Si consideri che l’atmosfera di Marte è così rarefatta da avere una densità pari all’1% di quella terrestre; quindi perdendo atmosfera, si è creata una situazione tale che l’acqua cominciò gradualmente a evaporare nello spazio, rendendo Marte quel deserto che oggi conosciamo. Ebbene l’acqua è fonte di vita, altamente utile alle prime reazioni chimiche di progredire e poter sviluppare forme di vita. Ad oggi non sappiamo se questo sia accaduto davvero su Marte; cosa che si cercherà di scoprire Un compito della missione della NASA Perseverance proprio quello di trovare tracce di eventuale antica vita marziana. Avviciniamoci di più al pianeta rosso e guardando la calotta polare antartica marziana ci rendiamo conto che è una struttura composta di strati di ghiaccio d’acqua e anidride carbonica. Composizione che su Marte avviene d’inverno quando le temperature sono così estreme da convertire la CO2 atmosferica in ghiaccio secco, solido e spesso da 1 a 10 metri. Infatti la presenza di ghiaccio d’acqua su Marte è presente nei sedimenti delle regioni polari, e più propriamente sotto le calotte di anidride carbonica e sotto forma di permafrost, oltre 3 km di profondità. Ma le migliaia di immagini inviate sulla Terra dalle tanti missioni spaziali ci mostrano che il pianeta sia completamente desertico. Ma le stesse immagini ci mostrano che un tempo era completamente diverso; cioè un posto dove si sarebbe potuto sviluppare la vita. Si perchè aveva tantissima acqua, addirittura più di quella contenuta nell’oceano Artico. Acqua che scorreva liquida in laghi, fiumi, oceani, così come mostrano le immagini di enormi canyon con letti di fiumi e delta fluviali, crateri ricoperti di acqua salata ed un enorme oceano che copriva oltre il 20% del pianeta [I cosiddetti “canali di Marte”, ovvero una serie di presunte strutture geologiche individuate sulla superficie del pianeta Marte da Giovanni Virginio Schiaparelli nel XIX secolo, dando origine all’ipotesi sulla possibilità di canali di irrigazione e quindi che il pianeta rosso potesse ospitare forme di vita intelligenti]. A tal riguardo va considerato che l’oceano Atlantico ricopre circa il 17% della superficie terrestre Le ricerche più recenti hanno scoperto che l’acqua era davvero tanta da poter coprire l’intera superficie di Marte ed aveva una profondità di circa 130 metri. Ancora una volta ci si domanda: ma dove è finita tutta questa enorme quantità di acqua? Ed ecco qui qui la risposta: una parte si è congelata nel ghiaccio delle calotte polari e una parte è intrappolata nelle rocce vulcaniche, e l’altra parte è andata dispersa nello spazio, perché come gia accennato, Marte non ha un campo magnetico, per cui le radiazioni solari colpiscono la sua tenue atmosfera facendo si che gli atomi e le molecole atmosferiche sfuggono alla gravità marziana rendendo il pianeta desertico, quello che che oggi conosciamo (Fig.5). Continuando oggi la ricerca della vita su Marte, questa è inizizta a febbraio di quest’anno 2021 Infatti per la prima volta dalle prime missioni “Mars Viking” degli anni ’70, tre missioni spaziali dedicate da tre paesi, nel mese di febbraio, sono giunte sul pianeta rosso a pochi giorni l’una dall’altra con lo scopo di cercare tracce di vita antica ed esaminare la possibilità che la vita può ancora esistere oggi. La prima missione su Marte è stata qualla degli Emirati Arabi Uniti; a seguire la missione combinata orbiter-lander-rover della China National Space Administration, giunta nell’orbita marziana, la dove sosterrà tre mesi e che dovrebbe ammartare nel maggio 2021; ed infine la missione della NASA Perseverance, poggiatosi dolcemente sul pianeta rosso. Ma è gia in programma la missione della NASA e dell’ESA European Space Agency, “Mars Sample Return” per raccogliere e riportare sulla Terra i campioni di rocce di Marte. Però la meta finale sarà la colonizzazione del pianeta Marte ritenuta un passaggio inevitabile nello sviluppo futuro dell’umanità.

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)