Le Pleiadi

LE PLEIADI

Il comandante della nostra astronave immaginaria guida con prudenza, evitando asteroidi di varie dimensioni sparsi nell’Universo; mentre noi viaggiatori, sprofondati nelle poltrone dell’astronave, ci rilassiamo guardando attraverso gli oblò per ammirare gli oggetti celesti che ci appaiono davanti. Ad un tratto il comandante, attraverso l’altoparlante a bordo, ci avvisa che ci stiamo avvicinando alle Pleiadi. Aguzziamo la vista; ed ecco che in lontananza ci appaiono un gruppo di luci blu contornate da un bianco lattiginoso. Le contiamo, sono sette luci blu intenso che nel buio dell’Universo si evidenziano di più. Siamo di fronte all’Ammasso Stellare delle Pleiadi. E’ davvero uno spettacolo meraviglioso! Ma cerchiamo di capire che cosa è un Ammasso Stellare. Intanto diciamo che un Ammasso Stellare è un gruppo di stelle molto denso, al quale va aggiunto che il termine diAmmasso indica che queste stelle sono nate grosso modo insieme, generate dalla stessa Nebulosa e che quindi hanno la stessa età e composizione chimica. Tuttavia gli Ammassi si distinguono in Ammassi Globulari (Fig.1) che sono gruppi sferici molto grandi; ed Ammassi Aperti, con raggruppamenti di forma più eterogenea. Gli Ammassi Globulari sono molto grandi, composti da centinaia di migliaia di stelle che si sono formati tutti nella stessa epoca, contemporaneamente alla formazione della nostra Galassia, la Via Lattea. Mentre gli Ammassi Aperti si formano tuttora oggi; ovvero ogni qualvolta una Nebulosa di gas raggiunge una massa ed una densità critica. Sono stelle molto brillanti perché contengono molte stelle giovani con una alta temperatura, come le Pleadi (Fig.2) uno degli ammassi aperti più vicini a noi, osservabili anche ad occhio nudo. Le Pleiadi, a cui è stato scherzosamente dato il nome di “Le Sette Sorelle”, sono sette stelle raggruppate a formare un famoso Ammasso Aperto, facilmente osservabili nella costellazione del Toro, distante circa 440 anni luce da noi. Comunque, anche se appaiono più evidenti nel cielo serale, le Pleiadi contengono centinaia di giovani oggetti celesti con età di un centinaio di milioni di anni. Nella mitologia greca, le Sette Sorelle rappresentavano le ninfe delle montagne ed erano figlie di Atlante e Pleione, con il nome di Maia, Asterope, Elettra, Merope, Taigete, Celaeno e Alcyone. Fu Charles Messier (Fig.3) un astronomo francese, famoso per aver compilato un catalogo di 110 oggetti, che porta il suo nome, il quale, dopo aver osservato le Pleiadi, le inserì nel suo catalogo come Messier 45 (M45). Osservandole bene dall’oblò, ci rendiamo conto che Le Pleiadi stanno transitando attraverso una regione particolarmente polverosa e sono circondate da pittoriche nubi di nebulose che le rendono brillanti perché riflettono la luce delle stelle blu. Inoltre la radiazione, unitamente ai venti stellari emessi dagli astri massicci, rendono possibile la formazione della struttura filamentosa e stratificata delle nubi; così come la densa polvere dello spazio interstellare contribuisce alla loro bellezza. Il destino degli Ammassi Aperti è quello di disperdersi nell’Universo; per cui anche le stelle delle Pleiadi, pur essendo ancora vincolate dalla reciproca attrazione gravitazionale, si disperderanno nel giro di poche centinaia di milioni di anni. Poi il comandante ci spiega che l’Ammasso contiene circa 800 masse solari; ha un diametro di circa 8 anni luce ed il raggio di circa 43 anni luce; contiene più di 1000 oggetti celesti; ed è dominato da stelle blu calde, di cui 14 osservabili ad occhio nudo in condizioni osservative favorevoli. Osservate attentamente notiamo che la disposizione delle stelle più luminose ricorda la configurazione dell’Orsa Maggiore. Sempre il comandante ha poi aggiunto che l’Ammasso contiene numerose stelle Nane Brune (Fig.4) che sono un tipo particolare di oggetto celeste, aventi una massa più grande di quella di un pianeta, ma più piccola della massa del Sole, ma non abbastanza massiccie da innescare la fusione nucleare nei loro nuclei e diventare stelle luminose; difficilmente osservabili nonostante gli sforzi che gli astronomi hanno compiuto per analizzare nane brune nelle Pleiadi, perché più vecchie e affievolite; quindi difficili da studiare. Poi il comandante aggiunge alla sua spiegazione una notizia veramente eclatante; e cioè che, secondo le ricerche condotte nell’anno 2007 utilizzando il Telescopio Spaziale Spitzer ed il Gemini Observatory delle Isole Hawai è emerso che dei pianeti di tipo terrestre sarebbero in formazione attorno ad una delle componenti dell’ammasso delle Pleiadi, la HD 23514, come risultato di una catastrofica collisione fra Protopianeti (Fig.5) Analizzando le emissioni dalle particelle di polveri in orbita attorno alla stella, gli astronomi hanno concluso che la spiegazione più probabile è che le particelle siano residui di uno scontro violento di pianeti. Ciò confermerebbe la presenza di Pianeti tra le Sette Sorelle, tra cui appunto HD 23514 che è una delle stelle dell’Ammasso e possiede massa e luminosità appena più grandi di quelle del Sole. Diciamo una stella normale, ma che ha fatto concentrare su di se l’interesse degli astronomi. Alla ricerca di altre stelle circondate da polveri come quella da loro individuata nel 2005 nella costellazione dell’Ariete, Joseph Rhee dell’UCLA – Università della California, Los Angeles e Benjamin Zuckerman (UCLA) unitamente a Inseok Song del Spitzer Space Center, riesaminando attentamente le osservazioni infrarosse eseguite dal telescopio spaziale Spitzer hanno analizzato proprio la stella HD 23514 per verificare se la radiazione infrarossa fosse dovuta alla presenza di una nube calda di polveri, avvalendosi anche del telescopio Gemini North e al rilevatore infrarosso Michelle, il quale è uno strumento idoneo ad eseguire riprese ed rilevamenti spettrografici, ottenendo il seguente risultato: … accertata l’emissione infrarossa originata da un eccesso di polvere che si trova nella zona in cui dovrebbero situarsi i pianeti di tipo terrestre, ovvero tra 0.25 e 2 UA (Unità Astrtonomica) dalla stella. Tuttavia secondo i ricercatori l’enorme quantità di polvere intorno ad HD 23514 non sarebbe la polvere primordiale tipica nella formazione planetaria, ma avrebbe un’origine ben differente. Joseph Rhee e i suoi collaboratori, infatti, ritengono che quella polvere sia dovuta ad una recente collisione in cui sono rimasti coinvolti oggetti rocciosi di dimensioni ragguardevoli. A questo punto il comandante conclude la sua interessante spiegazione affermando che è un qualcosa che nel nostro sistema planetario sembra si sta ripetendo anche altrove. Poi ritorna a pilotare la nostra astronave immaginaria per riportarci sulla Terra.

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)