LA FOSSA COMUNE

Premessa

L’argomento trattato in questo articolo non riguarda crimini di guerra e genocidi; ma si riferisce all’evento accaduto 65 milioni di anni fa, quando un enorme asteroide, con una massa pari a tutto il Monte Bianco, impattò sulla Terra distruggendo le forme di vita esistenti e seppellendo tutto in “fosse comuni” che, nel corso del tempo, vengono portate alla luce. Per fortuna l’Uomo non era ancora comparso sulla Terra

In uno dei miei precedenti articoli ho accennato cosa accadde sulla Terra 65 milioni di anni fa, a seguito dell’impatto al suolo di un enorme asteroide avvenuto nella penisola dello Yucatan, oggi conosciuto come il cratere di Chicxulub. (Fig.1) Ebbene cerchiamo di capire, in maniera dettagliata, quali furono gli effetti disastrosi di quell’evento. Secondo accurati studi scientifici, l’impatto asteroidale di 65 milioni di anni fa generò un enorme tsunami anche nel mare del Nord Dakota, che uccise e seppellì pesci, mammiferi, insetti e un dinosauro, il quale fu tra le prime vittime dell’ultimo evento di estinzione di massa della Terra. Tutto avvenuto in meno di un’ora dall’impatto e sepolto in un sito fossile. Ripercorriamo insieme le fasi di quello che fu l’inizio e la fine. Dopo l’impatto dell’asteroide, iniziarono violente scosse sismiche che innalzarono onde gigantesche nelle acque di un mare interno, in quello che oggi è il Nord Dakota. Poi cominciò a cadere dal cielo una pioggia di palline di vetro, così intensa che, probabilmente, diede fuoco a gran parte della vegetazione sulla Terra. Intanto, nell’acqua, i pesci faticavano a respirare, perchè le palline ostruivano le loro branchie. Il mare, ondeggiando, divenne un muro d’acqua alto circa nove metri quando raggiunse la foce di un fiume, lanciando migliaia, di pesci d’acqua dolce, per lo più storioni e pesci spatola, su di un banco di sabbia, invertendo temporaneamente il corso del fiume. Trasportati dall’acqua che risaliva il fiume, i pesci furono bersagliati da palline di vetro fino a cinque millimetri di diametro. Rocce, sabbia fine e palline di vetro di vetro, continuarono a cadere per altri 10/20 minuti, prima che una seconda grande onda, inondasse la riva e coprisse tutti i pesci con ghiaia, sabbia e sedimenti fini, sigillandoli per 65 milioni di anni, formando un unico cimitero fossile di pesci accatastati uno sopra l’altro; tronchi d’albero bruciati; rami di conifere; mammiferi; ossa di mosasauro; insetti; la carcassa parziale di un triceratopo; microrganismi marini chiamati dinoflagellati e cefalopodi marini simili a lumache chiamati ammoniti; portato poi alla luce dal paleontologo Robert De Palma negli ultimi sei anni nella formazione di Hell Creek, nel North Dakota (Fig.2) Ed ecco che le prove confermano il sospetto di De Palma nella sua prima stagione di scavi avvenuti durante l’estate del 2013. Dunque si trattava di una fossa comune, testimone di uno sterminio avvenuto subito dopo l’impatto dell’asteroide che probabilmente portò all’estinzione di tutti i dinosauri terrestri. L’impatto alla fine del periodo Cretaceo, il cosiddetto confine KT (K= Cretaceo ** T= Triassico >> Era Mesozoica) ha sterminato il 75% della vita sulla Terra. “Questa è il primo teatro di morte di massa con grandi organismi che sia stato trovato ed associato al confine KT” ha detto De Palma, curatore di paleontologia presso il Museo di storia naturale di Palm Beach in Florida e studente in dottorato presso l’Università del Kansas. “In nessun’altra sezione di confine KT sulla Terra è stata trovata una collezione di questo tipo, composta da un gran numero di specie che rappresentano diverse età di organismi e diversi stadi della vita, tutti morti nello stesso momento, nello stesso giorno”. De Palma e i suoi colleghi americani ed europei, tra cui due geologi dell’Università della California, a Berkeley, nominarono il sito Tanis, collegandolo con l’asteroide che colpì la penisola messicana dello Yucatan 65 milioni di anni fa che creò un enorme cratere nel fondo dell’oceano ejettando nell’atmosfera rocce polverizzate e chilometri cubi di polvere che avvolse la Terra, ponendo le basi per l’ultima estinzione di massa sul nostro pianeta. Ora facciamo degli approfondimenti. Che cosa sono le palline di vetro precedentemente cadute dal cielo? Quel materiale vetroso a forma di palline che piovve si chiamano Tektiti e si formarono a causa dell’enorme temperatura sviluppata a seguito dell’impatto. (Fig.3) Tali TeKtiti sarebbero state scagliate nell’atmosfera terrestre ed entrate in una traiettoria balistica dallo spazio, raggiungendo velocità terminali comprese tra 160 e 320 chilometri all’ora. Analizziamo un altro elemento che caratterizzò l’evento disastroso: l’Iridio. A tal riguardo, nel 1979, Alvarez e suo padre, il premio Nobel Luis Alvarez della UC Berkeley, furono i primi a individuare l’Iridio, elemento chimico che si trova negli strati rocciosi di 65 milioni di anni fa. Proposero, quindi che un impatto con una con un asteroide fosse responsabile sia dell’Iridio al confine KT, sia dell’estinzione di massa. (Fig.4) L’impatto avrebbe fuso il fondo marino roccioso e polverizzato l’asteroide, lanciando polvere e roccia fusa nella Stratosfera, dove i venti li avrebbero trasportati intorno al pianeta e oscurato il Sole per anni. I detriti sono poi piovuti giù dal cielo; non solo Tektiti, ma anche detriti rocciosi dalla crosta continentale, tra cui il Quarzo, la cui struttura cristallina è stata deformata dall’impatto. La polvere di Iridio dell’Asteroide sarebbe stata l’ultima a ricadere dall’atmosfera dopo l’impatto, formando lo strato terminale del Cretaceo. (Fig.5) Uno scenario di morte che speriamo non abbia più a ripetersi. Ma oggi è l’uomo a distruggere il pianeta Terra con un diverso impatto!

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)