LA VIA DELLA SETA DI PADRE MATTEO RICCI

LA VIA DELLA SETA DI PADRE MATTEO RICCI

è di recente la visita in Italia del presidente della Cina, Xi Jinping per firmare gli accordi relativi agli scambi collaterali tra Italia e Cina e la riapertura della “Via della Seta”

Marco Polo, dopo il viaggio in Cina, descrisse ne il Milione:«Quivi si fa molta seta» e descrisse l’economia della provincia cinese del Catai caratterizzata dalla produzione della seta, tessuto che in Europa arrivava attraverso un percorso preciso che univa Oriente e Occidente. La via della seta è infatti l’insieme di itinerari terrestri, marittimi e fluviali di circa 8000 chilometri lungo i quali dall’antichità si snodavano gli scambi culturali e commerciali tra Oriente e Occidente e, in particolare, della seta di cui la Cina mantenne per secoli il monopolio.  Il nomevia della seta apparve per la prima volta nel 1877, quando il geografo tedesco Ferdinand von Richthofen, nell’introduzione del libroDiari dalla Cina, nominò per la prima volta la via della seta.  La via della seta attraversava l’Asia centrale e il Medio Oriente, collegando la Cina all’Asia Minore e al Mediterraneo. Le sue diramazioni si estendevano a est sino alla Corea e al Giappone e a Sud fino all’India. Superati i passi montani del Pamir, la via della seta proseguiva in vari percorsi che da una parte conducevano all’India, dall’altra verso l’Iran e i fiumi Tigri ed Eufrate in Medio Oriente. Ma Marco Polo non fu l’unico italiano a percorrere la via della seta, perché in settembre 1583, Padre Matteo Ricci, astronomo e matematico, scienziato e cartografo (Fig.1), unitamente al confratello Michele Ruggeri, entra in Cina, stabilendosi a Sciaochin. Nel 1589 il gesuita Matteo Ricci, pubblica la prima edizione del mappamondo in lingua cinese (Fig.2); opera che ottenne molto successo. Successivamente nel 1589 fonda la sua seconda residenza a Sciaceu, dove indossa gli abiti dei letterati cinesi. Sempre Padre Ricci, si stabilisce a Nancian, la dove pubblica la prima opera completamente in lingua cinese “Il Trattato dell’Amicizia”. Infine, il 7 Settembre 1598 finalmente giunge a Pechino; dove l’anno successivo, dopo essersi stabilito a Nanchino, fondò la quarta residenza missionaria. Ma dopo tanto “fracasso” il 24 Gennaio 1601, Padre Matteo Ricci fu chiamato dall’Imperatore della Cina, il quale, incuriosito per le “stranezze” che il missionario aveva portato con se dall’occidente, volle conoscerlo personalmente. Fermiamoci un attimo per capire meglio chi era Padre Matteo Ricci. Il Gesuita nasce a Macerata il 6 Ottobre 1552, da una nobile famiglia marchigiana. Suo padre, farmacista, desiderava per lui che divenisse avvocato, ma Matteo Ricci, nel 1561, inizia i suoi primi studi nella scuola dei Padri Gesuiti,, dopo si trasferisce a Roma, nel 1568, per studiare giurisprudenza presso l’Università della Sapienza. Successivamente, nel 1571, entra nell’Ordine Religioso della Compagnia di Gesù, dove il 25 Maggio dello stesso anno pronuncia i voti religiosi. Ed eccolo pronto a partire verso mete lontane per portare la Voce del Vangelo in luoghi pochi conosciuti dove il Cristianesimo, ma anche la scienza astronomica, erano incognite. Ma torniamo in Cina per commentare l’accoglienza ricevuta a Sciaochin. Alle domande del Governatore della città, Wang Pan: … Chi siete? Da dove venite? Che cosa desiderate? Padre Matteo, con il sorriso sulle labbra, rispose che loro, attratti dalla fama del buon governo in Cina, desideravano soltanto un piccolo pezzo di terra dove costruire una casetta ed una chiesetta, dove servire il loro Dio fino alla morte. Motivati da tanta umiltà, Magistrati e Mandarini e il Governatore Wang Pan emise due editti, lodando la santità e la scienza dei due Gesuiti. Così Padre Ricci, ormai stimato dal Governatore, realizzò un orologio a ruota … “che sonava per se stesso ad ogni hora, cosa molto bella, mai vista prima e mai udita in Cina …” che donò alla città. Pechino rappresentava per gli stranieri il luogo della città proibita in cui viveva l’Imperatore; quindi impossibile arrivarci. Ma Padre Matteo non si perse d’animo e, il 7 settembre 1598, ci provò per la prima volta, con Padre Cattaneo al seguito del Ministri dei Riti Wang Chung Ming; ma non ebbe successo in quanto considerato “straniero sospetto” a causa della guerra tra Cina e Corea. Il 19 maggio 1600 Padre Matteo ci riprova accompagnato da Diego Pantoja e due sacerdoti novizi cinesi, ancora con un nulla di fatto. Ma ecco che il 27 Gennaio 1601 fu lo stesso imperatore cinese Wan-Li a convocarlo (Fig.3) giacché la fama e le sue qualità erano giunte fino al Palazzo Celeste. Così Il 27 Gennaio 1601, Padre Matteo Ricci entra definitivamente a Pechino. Nel corso dell’incontro con l’imperatore, Padre Matteo disse di essere un semplice religioso e che non chiedeva nessun privilegio a corte; e che era pronto a mettere al servizio la propria persona, e la scienza imparata nell’Occidente dal quale era giunto. Per l’occasione diede in dono all’Imperatore dipinti sacri, un grande atlante, prismi di vetro che riflettevano la luce, clessidre a sabbia, monete d’argento europee, la riproduzione della Madonna di Santa Maria Maggiore, un clavicembalo con otto composizioni, e due orologi meccanici. E furono proprio gli orologi che suonavano ad ogni ora ad affascinare l’imperatore. Altro elemento che conquistò l’imperatore fu la carta del globo disegnata da Padre Ricci; tanto che l’imperatore glie ne ordinò una ristampa di dodici copie, perché meravigliato dal fatto che, per la prima volta, aveva scoperto l’esistenza di nuovi Paesi, compresa l’Europa. Oggi, le copie di questi mappamondi cinesi sono custoditi a Pechino, a Londra, e nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Quindi l’imperatore gli diede il permesso di risiedere a Pechino, sia di entrare periodicamente nel palazzo imperiale per fare manutenzione agli orologi; residenza che durò circa dieci anni. A tal riguardo, il Gesuita Giuliano Raffo così scrisse: … “con Padre Matteo Ricci, per la prima volta il Cristianesimo ottiene cittadinanza in Cina”. Padre Ricci insegnò agli alunni cinesi l’astronomia, la cosmologia, la matematica; in cambio ottiene dall’imperatore l’autorizzazione per l’acquisto di un terreno, appena fuori Pechino, per la sepoltura dei confratelli missionari; nonché la costruzione della prima chiesa cristiana e la possibilità di celebrare la SS. Messa in pubblico, ottenendo anche l’approvazione delle massime autorità religiose del confucianesimo e del buddismo. La chiesa cristiana (Nantung per i cinesi) fu dedicata all’Immacolata Concezione ed è meta di pellegrinaggio per quanti si recano in Cina per visitare questo enorme paese. Instancabile nelle iniziative nel lavoro, il 3 maggio 1610 Padre Matteo si ammalò gravemente, consumato dallo stress e dalla stanchezza. Si rende conto delle sue precarie condizioni fisiche e, con molta serenità, annuncia che non sarebbe più guarito. Riceve la visita solidale di molti Mandarini Cinesi che lo ammiravano e si dispiacevano vederlo consumare lentamente fino alla fine, che avvenne a Pechino l’11 maggio 1610. Dalla cronaca del tempo risulta che ingenti folle di uomini illustri vennero secondo il costume a piangerlo; e lo facevano con tanta espressione di dolore che apparve chiaramente in che concetto portavano Padre Matteo Ricci. Inoltre si legge. … “Nel qual giorno, verso sera, seduto in mezzo al letto, senza alcun movimento del corpo, rese l’anima a Dio, e, chiudendo egli stesso gli occhi, come per conciliarsi il sonno, si addormentò dolcissimamente nel Signore”. Padre Ricci aveva portato a termine la sua Missione; quella di collocare il Cristianesimo tra il Confucianesimo ed il Buddismo. Addolorato per la scomparsa del Gesuita, l’imperatore Wan-Li decise che Padre Matteo Ricci fosse sepolto a Pechino, la capitale imperiale della Cina; e che il suo mausoleo fosse eretto nel terreno donato dallo stesso Imperatore (Fig.4). Un privilegio raro, perché Padre Ricci fu il primo non cinese ad avere sepoltura a Pechino; e sulla lapide l’imperatore fece scolpire l’effige: “Italicus Maceratensis”. Aveva 58 anni Padre Ricci (Li-Matou per i cinesi) di cui 28 anni vissuti in Cina, la dove, grazie alle sue conversazioni ed ai suoi scritti scientifici di matematica, astronomia e geografia, riscosse anche la fiducia della Comunità Scientifica Cinese; in quanto non esisteva disciplina scientifica, in cui non fosse preparato. Ed infine, va aggiunta la preziosa opera di collaborazione con l’osservatorio astronomico (Fig.5), tra i più antichi al mondo, appartenuto alla dinastia dei Ming e successivamente alla dinastia dei Quing, dove, alcuni strumenti astronomici furono progettati e realizzati dallo stesso Matteo Ricci. Quindi, moderni metodi di ricerca astronomica (per quell’epoca) impartiti agli astronomici cinesi da Padre Ricci. Oggi la Cina è al passo con i tempi con la ricerca astronomica. Vanta missioni spaziali e realizzazioni di alta tecnologia. Chissà se gli astronauti della stazione spaziale cinese Tiangong 2, sorvolando l’enorme territorio cinese, ricordano che un semplice sacerdote missionario, venuto dall’Europa, nel lontano 1583, ha contribuito a lanciarli nello Spazio!

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)