La Luna un sasso senza Tempo?

Laboratorio di Radio Astronomia Mentana

LA LUNA

UN SASSO SENZA TEMPO?

Dott. Giovanni Lorusso (IK0ELN)

La Luna, il nostro satellite. Ce chi la definisce “un sasso senza tempo”; altri ritengono che, dopo lo sbarco dell’uomo, ormai, non ha più nulla da raccontare; altri ancora affermano che il classico bacio al chiar di luna con la morosa non produce più l’effetto romantico di un tempo. Sembra proprio che della Luna non gli importa più niente a nessuno. I tempi cambiano! Ma, la Luna, anche se apparentemente immobile nel tempo, non cessa mai di stupire. Sebbene la sua vicinanza alla Terra ci consente di osservarla con molta facilità, sono davvero tante le cose che ancora non conosciamo di essa. Ne consegue che, molti fenomeni selenici, ad oggi, ci sono ancora sconosciuti. Ma lo studio su questo “rimorchio” che il nostro Pianeta si trascina dietro da miliardi di anni continua sempre. La ricerca di fenomeni, quali ad esempio: i Domi Lunari, i Transienti, le Eclissi, sono soltanto una parte dei segreti del nostro satellite naturale. Per cui, non ci resta che approfondire l’argomento per cercare di capire la natura del fenomeno. Quindi … Follow me. La teoria più accreditata vede l’origine della Luna dovuta ad una antica fusione con un altro satellite della Terra, avvenuto a seguito di impatto tra di loro. Questo ci lascia capire che, in principio, il nostro Pianeta avesse più di un satellite naturale che gli orbitasse intorno (è quanto sostengono due scienziati: Erik Asphaug del California University e Martin Jutzi dell’Università di Berna). Ve le immaginate voi due Lune nel cielo serale? Uno scenario fantascientifico! Eppure, dopo un recente studio, la loro teoria ha riscosso il consenso della Comunità Scientifica Internazionale, tanto da pubblicarla sulla prestigiosa rivista Nature. Sempre secondo la teoria di questi luminari della scienza, pare che, in un lontano passato (4,6 MLD di anni fà), la Luna più piccola avesse un diametro di 1200 Km; ovvero: un terzo della sorella maggiore; ed un lento impatto tra le due Moon Sisters, nel giro di poche ore, avrebbe fatto spiaccicare tutto il materiale della Luna minore sulla Luna maggiore, producendo una fusione tra le parti di materiale, evitando di farla disintegrare. Ed ecco fatta la Luna che noi conosciamo! Asphaug e Jutzi si dicono certi di quanto affermano in quanto, l’accrescimento della massa lunare, avrebbe provocato l’ispessimento della crosta ancora presente sulla faccia nascosta della Luna, provocando altipiani e rigonfiamenti, ed una diversa composizione chimica nel sottosuolo (il dibattito scientifico che ha caratterizzato il XX secolo è stato dominato da tre teorie che riguardano l’origine della Luna: 1° – la cattura da parte della Terra ad opera della gravità terrestre; 2° – la formazione simultanea della Terra e della Luna, generate dal campo primordiale di planetesimi; 3° – la collisione tra la Terra ed il nostro satellite, oppure, oggi più accreditata, la collisione tra due satelliti orbitanti intorno alla Terra). Tutto qui il mistero? Beh, No. E’ ovvio che tale evento ha anche prodotto degli sconvolgimenti sul suolo lunare ed aperto nuovi scenari, ancora oggi visibili, anche con un modesto strumento ottico: i Domi Lunari. Difficili da osservare se non si è veramente esperti, i Domi Lunari rappresentano dei rigonfiamento con una struttura cupuliforma (come i vulcani a scudo terrestri), con una altezza tra 300/400 m. e con un diametro di circa 10/20 Km. che, a volte, subiscono un effetto bradisismo (come avviene a Pozzuoli) a causa del residuo dei gas del sottosuolo lunare. I Domi Lunari furono osservati per la prima volta nel 1932 da R. Barker che ne tracciò una mappa storica, la quale viene costantemente aggiornata man mano che ne vengono scoperti altri. La dinamica per svolgere un’ottima osservazione di ricerca è quella di osservare la Luna al primo quarto; ovvero: quando i raggi del Sole sono radenti sulla superficie lunare e mettono ben in evidenza l’orlo dei crateri, gli appennini e, quindi, anche i Domi Lunari. Passiamo adesso ad esaminare un altro fenomeno che genera strane luci e colori sulla superficie della Luna. Tranquilli, non sono gli alieni che accendono e spengono le luci! Si tratta della fuoriuscita di gas sotterraneo nelle vicinanze di crateri di enorme dimensione (il cratere Aristarco primeggia per questi fenomeni) il quale, a contatto con la superficie, fatta per lo più di basalto, assume variopinti colori modellati dalle violenti radiazioni solari. Altri bagliori provenienti dalla superficie lunare appartengono agli impatti meteorici, i quali, emettono una moltitudine di colori monocromatici dovuti al surriscaldamento dei minerali del meteoroide nel momento in cui impatta al suolo. Ne consegue un enorme innalzamento di materiale lunare, che prende il nome di Ejecta, formato da rocce, suolo lunare e polvere: che, a causa della bassissima gravità, ricade al suolo molto lentamente, dando l’impressione all’osservatore di vedere formazioni nuvolose. Tuttavia, il fenomeno che più affascina è l’Eclissi Totale di Luna. Ed è quanto è avvenuto la sera del 27 Luglio 2018; un evento osservato e fotografato da una moltitudine di gente, tra cui un buon numero di radioamatori che, per una notte hanno messo da parte la radio e si sono muniti di camera fotografiche ed hanno lungamente fotografato l’Eclissi durata bel 120 minuti. Immagini spettacolari giunte da varie parti d’Italia e che qui vi ripropongo.

L’Astronomia costringe l’anima a guardare oltre e ci conduce da un mondo all’altro.

(Platone)